Storia locale: Milazzo e il suo ruolo nell’antichità

La fondazione

Le fonti scritte di Tucidide e Diodoro Siculo rimangono, ad oggi, le prove più importanti dell’esistenza e dell’importanza di Milazzo nell’antichità.
Tre anni prima della fondazione di Roma, nel 756 a.C. venne fondata la seconda colonia italiana e la prima in Sicilia: Zancle.
I suoi ecisti, calcidesi provenienti dall’Eubea, decisero successivamente di fondare due sub-colonie per avere il controllo del continente e del litorale nord della Sicilia: Mylai e Reghion.

Gli ecisti erano delle figure dal carattere sacro. I leader della spedizione erano soliti consultare l’oracolo di Apollo o Delfi prima di partire verso terre sconosciute. Dopo aver ottenuto l’assenso si pensava a riempiere le stive delle navi con più materiale possibile, inclusi numerosi simboli divini. Al momento dell’arrivo in terra straniera, l’ecista tracciava i confini della polis e delimitava i confini del suolo privato, pubblico e sacro.

Milazzo (Mylai) venne fondata nel 716 a.C. dagli Zanclei, abitanti dell’odierna Messina, quarant’anni dopo l’inizio della colonizzazione siciliana.
Fu una sub-colonia di Zancle al pari di Reghion (Reggio Calabria) e il lungo molo naturale fu un’efficace barriera contro i nemici provenienti da Panormus e da Himera, l’attuale Termini Imerese, sotto il controllo punico.

Resti di una civiltà precedente

Sappiamo per certo che fu abitata già a partire dall’età neolitica, pressoché intorno al 4000 a.C.
Le fonti principali derivano dai ritrovamenti che avvennero nella zona tra San Papino e Piazza Roma tra gli anni ’30 e ’90.
La prima risale all’Età del Bronzo antico (XVIII – XV sec. a.C.), mentre la seconda è più recente (X sec. a.C.)

Gli scheletri sono stati rinvenuti in posizione fetale dentro grandi “pithoi“, giare tipiche della cultura eolica proveniente dall’esportazione delle ceramiche egee tra il 1300 e il 1250 a.C. circa nella prima necropoli.
Nella seconda vennero ritrovate delle urne cinerarie e degli oggetti come fibule, rasoi e oggetti d’ornamento.

Un’altra necropoli simile al caso di San Papino è stata ritrovata nel podere Caravello, in contrada Sottocastello intorno agli anni ’50.
Vennero ridati alla luce ben trentacinque pithoi permettendo la classificazione temporale della necropoli tra il XVIII e il XVI sec. a.C.

Archeologicamente parlando, del periodo greco-romano a Milazzo è rimasto veramente poco. Soltanto nella chiesa di S. Francesco di Paola è possibile vedere un mosaico dell’età degli Antonini (II sec. d.C.) raffigurante una figura femminile nuda.
Ciò che possiamo soltanto presumere è che l’antico insediamento fosse stato costruito nell’attuale zona del porto. L’acropoli della sub-colonia si trovava dove oggi sorge il castello e la fortezza spagnola.

Ci sarebbe parecchio da fare sotto l’aspetto degli scavi archeologici. La costa di levante nasconde ancora dei tesori inestimabili da dover recuperare al più presto.
Al tempo stesso l’incuria e il vandalismo non devono farla da padrona nei confronti dei pochi resti rimastici.

La grande fortuna di Milazzo è possibile ritrovarla nei cuori e nelle menti di coloro che in questi decenni si sono mobilitati per permettere alla cittadinanza – e non solo – di conoscere e toccare con mano la storia del luogo nel quale vivono.

Il suo ruolo chiave nella geopolitica siciliana

Milazzo nell’antichità è stata indubbiamente la chiave di volta per il possesso della costa nord della Sicilia.
Con essa si hanno a disposizione tutti i collegamenti con le Eolie, nonché la possibilità, da parte dei suoi colonizzatori, di controllare i movimenti delle flotte cartaginesi in primis, poi ateniesi e reggine.

Dopo l’indipendenza da Zancle intorno al 550 a.C. ottenuta con parecchia fatica, Mylai venne assediata dall’ateniese Lachete nel 427 a.C. durante la guerra del Peloponneso. Lachete di Melanopo era stato eletto stratego a quarant’anni per merito dei suoi agganci politici e delle sue qualità. Egli fu il comandante della prima spedizione in Sicilia durante la guerra civile greca contro i siracusani, alleati dei Lacedemoni.

Dopo la morte dell’altro stratego Careade nella battaglia navale di Kamarina contro i siracusani,  Lachete decise di attaccare Mylai col pieno delle sue forze per ottenere, dopo Reghion, il controllo della seconda sub-colonia di Zancle (o Messene).
I messeni aggredirono le truppe di Lachete appena sbarcate a Mylai. Essi riuscirono successivamente a sconfiggere i messeni grazie agli alleati che diedero manforte. Venne attaccata l’acropoli e i milesi furono costretti alla resa, salvo poi essere assoldati per rinforzare i contingenti ateniesi nella lotta contro Messene.

Si sa poco o nulla di Milazzo durante l’età ellenistica e le conquiste di Alessandro Magno.
Le prime notizie arrivano durante il periodo antecedente la prima guerra punica.
Difatti nel 270 a.C. il tiranno di Siracusa Gerone II conquistò la città sottraendola ai mamertini dopo la sanguinosa battaglia dei “Campi Milesi”.
Soltanto dieci anni dopo avverrà la celeberrima battaglia di Milazzo della quale abbiamo già discusso qualche settimana fa nel teatro bellico della guerra punica.

Due secoli più tardi, nel 36 a.C., il primo imperatore Ottaviano affronterà e sconfiggerà Sesto Pompeo, avversario di Cesare, nel territorio tra Mylae e Zancle.
Per via della sua importanza strategica l’imperatore concederà il riconoscimento civico con l’aquila romana dopo la sua vittoria contro Sesto.
Su questo evento secolare ci sono parecchi dibattiti ancora in corso.

La battaglia ebbe luogo più precisamente tra Milazzo e Nauloco, una base per le navi utilizzata da Pompeo prima dello scontro. Sia Ottaviano che Pompeo utilizzarono ben 300 trireme utilizzate, ma il primo imperatore potè contare su un asso nella manica: l’ammiraglio Agrippa.
A sua volta Agrippa utilizzò il suo asso per combattere la flotta di Pompeo: l’harpax. Si trattava di una catapulta dotata di arpione che agganciava le navi nemiche e le trascinava fino ad essere così vicine da essere abbordate. In poche parole, un degno successore del corvo.

Sull’esatta posizione di Nauloco non ci sono delle coordinate precise, alcuni storici pensano che essa sia stata soltanto una base e non una vera e propria città. Probabilmente si trovava tra le foci del fiume Saponara e l’area di Divieto a Villafranca, mentre l’architetto Pietro Genovese identifica Nauloco con l’odierna zona di San Paolino a Milazzo.

Ciò che sappiamo per certo è la grandezza del molo di Nauloco, capace di ospitare le 300 trireme di Pompeo prima della battaglia contro Ottaviano.
Mylae, prima di diventare un’importante sede vescovile per i bizantini, è stata una città contesa praticamente da tutti. Teatro di immense battaglie che hanno rovesciato il corso della storia, Milazzo e il suo hinterland sono ancora da scoprire. Ci sarebbero numerosi scavi da effettuare per ridare alla luce i resti di un passato glorioso. Ma c’è chi preferisce altro e chi ignora villanamente ciò che i propri avi hanno lasciato.

 

 


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