Lucio Battisti e la Destra. Quanto c’è di vero?

Buon compleanno, Lucio!

77 anni fa nasceva uno dei più grandi cantanti della musica italiana, Lucio Battisti. Era il 5 marzo del 1943 e l’Asse arretrava su tutti i fronti sotto i micidiali colpi delle truppe anglo-francesi e sovietiche. Nel frattempo a Poggio Bustone, comune del Lazio in provincia di Rieti, Dea Battisti dava alla luce il secondogenito di Alfiero, Lucio. Un nome già utilizzato dalla coppia per il primo figlio morto in infanzia.

Lucio crebbe ascoltando Ray Charles, Otis Redding, i Beatles e Bob Dylan. Nel frattempo coltivava la passione per la musica suonando la chitarra, ma trascurando gli studi. Suo padre Alfiero decise di spaccargli la chitarra durante un momento di rabbia dovuto alle turbe adolescenziali del figlio. In un’intervista rilasciata al giornalista Sabbatani Schiuma, Alfiero decise di raccontare la verità su questo aneddoto: “Lucio? Scherzi? Era di destra, eccome. E la chitarra che gli spaccai perché non voleva andare a lavorare all’Ibm, beh…gliela ricomprai dopo dopo due settimane. Che dovevo fare, figlio mio, lui voleva fare il cantante”.

Il mito di Lucio riecheggia nell’eternità

L’incontro con Mogol dopo aver mosso i primi passi nel mondo della musica, ha permesso al mito di Lucio di riecheggiare nell’eternità. Il duo Battisti – Mogol è passato alla storia come il più prolifico dell’intero panorama musicale italiano. E non solo. Dopo le prime interpretazioni eseguite sui loro brani da parte dell’Equipe 84 e dei Dik Dik, Lucio decise di mettersi in proprio, rimanendo comunque fedele al suo paroliere.

Trovo che le canzoni che ho scritto prima del mio debutto come cantante siano state ottimamente interpretate dai Dik Dik, Equipe 84, ecc… ma a un certo punto, mi sentivo di poter dire la mia anche come cantante, cioè di aggiungere qualche cosa, non di migliore ma di diverso, magari, a quella che era la mia canzone “.

Da questa dichiarazione in poi, nacquero delle canzoni che entreranno di diritto nell’Olimpo della musica. “Un’avventura/Non è Francesca”, “Acqua azzurra, acqua chiara/Dieci ragazze” sono alcuni dei singoli prodotti dal duo tra la fine degli anni 60 e l’inizio dei 70. Lucio Battisti andrà subito in testa alle classifiche. Era nato un nuovo mito nel pop italiano, il quale riecheggia ancora oggi e lo farà per sempre.

Lucio Battisti era veramente di destra?

In parecchi si sono posti questa domanda e in pochissimi sanno la verità. Come scritto in precedenza, secondo le parole del padre, Lucio era di destra. Ma non ne aveva mai fatto un motivo di propaganda, anzi. Proprio come in quel maledetto 9 settembre del 1998, in questi casi Lucio si muoveva in punta di piedi, silenzioso. Odiava i giornalisti, li definiva “rompiballe” e cercava sempre un angolo di pace in mezzo al turbine del suo successo mondiale.

Lucio veniva ascoltato da tutti, ma veniva altrettanto criticato proprio da quella categoria che lui non sopportava. Purtroppo per lui, il periodo nel quale è vissuto non ti permetteva di essere una voce fuori dal coro. Dovevi essere allineato (un po’ come oggi), altrimenti venivi tagliato fuori. La società non tollerava che una pecora potesse allontanarsi dal gregge. Battisti era inviso agli ambienti di sinistra e dei radical-chic e sia oggi che nella giornata del 9 settembre, ci ritroviamo il web inondato da articoli che lo ricordano non tanto per la sua musica, ma per la sua “colpa” di essere di destra. Clicca qui per ascoltare l’opinione pubblica del tempo

Si dovrebbe piuttosto mettere in moto quell’onestà intellettuale che al giorno d’oggi manca a molti. Lucio Battisti è un mito che non cesserà mai di esistere. E non può essere oscurato per la sua scelta politica. Il compianto assessore alla cultura di Roma, Gianni Borgna, non è riuscito ad intitolare a Lucio l’Auditorium “Parco della Musica” al villaggio Olimpico. Il motivo? Secondo la giunta veltroniana, Lucio Battisti era troppo esposto a livello politico.

Oltre gli schieramenti, oltre le categorizzazioni

Quando si parla di musica e specialmente di Lucio Battisti, bisogna andare oltre gli schieramenti e oltre le categorizzazioni. C’è un retrogusto amarognolo che appare in bocca quando si parla di Lucio. E se non si fosse separato da Mogol? E se non avesse deciso di sposarsi con l’amore della sua vita per continuare quel mitico sodalizio musicale che lo portò a girare il mondo?

Di certo è impossibile scrivere sulla metastoria. Dunque lasciamo che Lucio riposi in pace dopo una vita di successi. E cerchiamo di vivere la nostra vita come se fosse un’avventura, lasciando a tutti la possibilità di esprimere il proprio canto libero. D’altronde la nascita di Lucio nel periodo antistante la primavera è di per sé un messaggio forte e chiaro: la più bella delle stagioni dipinta dal Botticelli è il simbolo perfetto della libertà d’espressione e della volontà di vivere.

Adesso sedetevi e viaggiate con la vostra mente ascoltando i successi di Lucio. Lasciate che fioriscano in voi i celeberrimi “fiori di rosa, fiori di pesco“. E non demonizzate un uomo per le sue scelte di vita.


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