L’ennesimo atto di umana crudeltà:la tragica storia di un’elefantessa

Kerala, India. Una elefantessa incinta di due mesi muore per aver ingerito un ananas ripieno di petardi. L’animale ha subìto gravi danni alla bocca e alla lingua, ma nonostante le atroci ferite, imperterrita, è andata alla ricerca di cibo per sfamare la creatura che portava in grembo. «Scusa sorella – scrive ancora Krishnan, il ranger che ha tentato invano di salvarla – . Con la bocca e la lingua distrutte dall’esplosione, camminava affamata senza riuscire a mangiare. Ma forse era più preoccupata per la salute del cucciolo dentro di sé che per la sua fame». Non ha fatto del male a nessuno, non si è scagliata contro le abitazioni del villaggio, ha cercato vanamente conforto nelle acque del fiume. Le strazianti immagini hanno commosso e fatto infuriare il web: rabbia e il dolore nei social.

La notizia circola da qualche giorno nei canali social e da subito il popolo del web si è dimostrato indignato per l’accaduto. Sorge spontaneo chiedersi Perché? È una domanda alla quale non è facile rispondere, in quanto elude da ogni umana razionalità. L’uomo è l’unico abitante del pianeta Terra dotato di intelletto, di facoltà di pensiero e di agire: doni che, situazioni come queste, dimostrano come non sia in grado di sfruttare in maniera adeguata, a fin di bene. Oggi abbiamo l’ennesima prova di come l’essere umano abbia fallito nei confronti del regno animale. A cosa servono le battaglie a tutela dell’ambiente, le campagne in difesa degli animali, se poi l’uomo perpetra queste atrocità?

Bisogna tenere in considerazione anche un altro aspetto. La notizia ha fatto “rumore” in quanto a pagarne le conseguenze è stata un’elefantessa, animale molto amato da grandi e piccoli. La vicenda però, secondo alcune fonti locali, assume un’altra nota: sembrerebbe infatti che il pachiderma sia morto dopo aver ingerito un ananas ripieno di petardi lasciato in giro da alcuni contadini per “eliminare” i cinghiali. Essi sono soliti rovinare loro il raccolto. Sorge spontaneo chiedersi: perché ci indigniamo tanto per la morte di un’elefantessa e non ci indigniamo per la morte di chissà quanti cinghiali? Solo perché l’elefantessa in questione era incinta?

Se dobbiamo condannare la brutalità umana nei confronti degli animali, dobbiamo farlo senza categorizzazione. E’ ipocrita oggi additare la vigliaccheria e l’inciviltà dei contadini che usano queste pratiche violente per allontanare gli animali e facciamo passare in sordina i maltrattamenti, i bracconaggi e la vendita illegale di alcune specie.

Questa è l’ennesima dimostrazione di come l’uomo sia ipocrita. In Così parlò Zarathustra (1885), Nietzsche scrisse «L’uomo è l’animale più crudele» come dargli torto? Siamo una specie indegna di vivere su questa Terra.


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