La Calabria riapre i bar, la Lega occupa il Parlamento: è scontro

Entriamo nel vivo della protesta dopo la simbolica consegna delle chiavi dei locali, in tutta Italia, di ristoranti e bar. Questa sera la Regione Calabria emana una ordinanza di riapertura che sa di doccia fredda per il governo Conte: sì a riapertura di bar e ristoranti già da domani. Un precedente che getta le basi per lo scontro istituzionale di cui solo la Corte Costituzionale saprà dirci. Vale l’ordinanza regionale o il Dpcm?

Cosa sta succedendo in Calabria

Da domani in Calabria “è consentita la ripresa delle attività di bar, pasticcerie, ristoranti, pizzerie, agriturismo con somministrazione esclusiva attraverso il servizio con tavoli all’aperto”. Lo prevede l’ordinanza adottata questa sera dal presidente della Regione Calabria, Jole Santelli, per la fase 2 di ripartenza.

“L’ordinanza  – spiega Santelli in una nota – prevede “misure nuove, al pari di altre regioni e alcune uniche sul territorio nazionale; tutte parlano il linguaggio della fiducia. Poiché in queste settimane i calabresi hanno dimostrato senso civico e rispetto delle regole, è giusto che oggi la Regione ponga in loro fiducia. Sapranno dimostrare buon senso nel gestire i nuovi spazi di apertura che – prosegue il presidente della Regione – la Regione ha deciso di consentire, anche oltre il dettato del Governo”.

La Lega occupa Camera e Senato

Non accadeva dai tempi delle proteste dei Radicali. I deputati e i senatori della Lega occupano il Parlamento italiano.

La Lega rimarrà a oltranza nelle aule di Camera e Senato come segno di protesta nei confronti del governo: “Restiamo a oltranza in Parlamento, che è il nostro luogo di lavoro, finché non ci saranno risposte per tutti i cittadini. È ora che finalmente ciascuno si assuma le proprie responsabilità. È ora che si torni a essere una democrazia compiuta”.

Cosa succede ora: lo scontro istituzionale

Non solo a livello istituzionale si fa sentire la protesta della parte del Paese – non solo vicina al centrodestra – che chiede a gran voce la riapertura delle attività commerciali visto anche i numeri diversi tra Nord e Sud di un contagio che continua a decrescere (soprattutto in Basilicata, Calabria e Sicilia). Ieri Annibale Marini, il presidente emerito della Corte Costituzionale era stato lapidario in una intervista su Adnkronos:

“Se il Governo si vuole sostituire agli enti territoriali – spiega Marini – deve seguire il procedimento previsto dall’articolo 120 della Costituzione, cioè il così detto ‘potere sostitutivo’, che prevede il rispetto del principio di leale collaborazione. Il nostro Stato ha carattere regionale e riconosce diverse competenze, anche legislative, alle Regioni in materia che vengono in rilievo nella odierna situazione emergenziale: mi riferisco alla tutela della salute e alla protezione civile”.

E’ il caso di differenziare il riavvio del Paese? “Non c’è dubbio. Se ci sono zone che in questo momento hanno una situazione meno critica è chiaro che le misure devono essere proporzionate e diversificate rispetto alla situazione di gravità presente nel territorio, ipotesi già ammessa dall’articolo 16 della Costituzione e cosa che è accaduta anche in tutto il resto del mondo. Quindi costituzionalmente una differenziazione per territori è non solo possibile ma anche auspicabile”.

I Dpcm sono legittimi?

“Anche qualora si ritenesse che è sufficiente il fondamento del decreto legge per adottare il Dpcm, comunque il Decreto della presidenza del Consiglio dei ministri avrebbe dovuto fissare, come tutte le ordinanze urgenti ed in considerazione del rischio e della grave limitazione di libertà, termini finali differenziati nelle singole misure di sospensione dei diritti di libertà. Invece non lo ha fatto. E quindi questo è un profilo di difetto autonomo del Dpcm Conte. C’è un vizio nel fondamento costituzionale del Decreto della presidenza del consiglio dei ministri ed anche una irregolarità di contenuto”.

 


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