Il punto sulla Sanità locale col dott. Lorenzo Mondello

Il dott. Lorenzo Mondello non rappresenta certamente una novità per questo giornale. Durante la pandemia, il suo “diario di bordo” e le interviste che ha rilasciato per il Tirrenico hanno costituito un faro contro quella che è divenuta una vera e propria ideologia. Oggi chiederemo il suo parere sullo stato di salute della Sanità locale e non solo.

MS: Dottore, chi meglio di lei per parlare di Sanità locale? O sarebbe meglio definirla come “rovina” locale…

LM: È certamente un periodo difficile per tutta la società civile, in particolare per la Sanità che ha dovuto fare i conti con l’emergenza Covid che ha costretto ad adeguarne gli standard assistenziali in “fretta e furia”, quando si sa che dalle nostre parti i tempi non sono esattamente europei. Anzi…

MS: Partiamo subito con una domanda che volge lo sguardo al futuro: ci stiamo avviando verso una privatizzazione della Sanità?

LM: Non credo che si stia andando verso la privatizzazione della Sanità, ma su questo aspetto esiste un pregiudizio generale in Italia, perché si pensa che il modello debba essere esclusivamente pubblico, ovvero “statale”, quindi politicizzato, con i partiti che di fatto muovono le fila e decidono assunzioni e carriere. Credo che non sia questo il modello voluto dalla gente, perché pieno di guasti e disfunzioni. Ferma restando la gratuità delle prestazioni erogate o la compartecipazione alla spesa (ticket), il “modello Mondello”, cioè la mia idea di Sanità pubblica, prevederebbe il 51% di quote a carico dello Stato e il 49% di azioni dei privati, un modo per estromettere la politica dal potere decisionale ed elevare la qualità delle prestazioni. Così facendo, se al dottor Y azionista non piacesse il dottor X perché non ritenuto all’altezza, potrebbe porre il veto e pretendere un medico che dia qualità e lustro. Abbiamo bisogno tutti di una Sanità migliore e la tanto decantata meritocrazia passa dalla non influenza della politica.

MS: È devastante assistere ad una situazione del genere, specialmente per chi vive a Barcellona e dintorni. Perché questa devastante disparità tra Barcellona e il resto della provincia? D’altronde si tratta del comune più popoloso dopo Messina…

LMÈ indubbio che la città di Barcellona Pozzo di Gotto sia stata fortemente penalizzata nell’ultimo decennio, con peggioramento dei livelli essenziali di assistenza a causa della pandemia. Ma se è vero che un centro di 50.000 abitanti come Barcellona non debba essere penalizzato, è anche vero che i servizi sanitari erogati debbano tutelare appieno la popolazione, prescindendo da considerazioni di campanile. Mi spiego meglio: avere un ospedale a mezzo servizio, cioè incompleto quanto a strutture specialistiche, espone il cittadino al rischio del ritardo della terapia specifica, dopo la presa in carico e la valutazione iniziale fatta al Pronto Soccorso, perché il paziente va trasferito ad altro presidio all’uopo attrezzato. Il paventato ospedale unico di Barcellona-Milazzo, altrimenti soprannominato Barcellazzo, in realtà non ha raggiunto mai gli standard prefissati, cioè l’area medica nella città del Longano e quella chirurgica in quella del Capo. In Sanità, non bisogna decidere sulla spinta dei Comitati di cittadini, ma sul razionale necessario. Perciò ben venga un ospedale degno di tal nome, per completezza dei reparti, a Barcellona, altrimenti meglio andare 10 Km più lontano se questo può salvare vite umane.

MSLe grandi promesse fatteci durante il Covid e l’arrivo del PNRR hanno rappresentato una grande speranza per la nostra vituperata sanità. In realtà non è accaduto nulla, anzi, il peggioramento è evidente sotto ogni lato. Cos’è avvenuto? Perché le promesse non sono state rispettate? Quant’è difficile operare in queste condizioni? 

LM: I piani di rientro, la famigerata spending rewiew, il mancato turn over del personale per oltre un decennio, hanno abbassato l’asticella della qualità delle prestazioni e allungato i tempi di erogazione delle stesse, con scadimento evidente della medicina preventiva. È chiaro che lavorare in queste condizioni non faccia piacere a nessun sanitario e, purtroppo, ancora non siamo “fuori dal tunnel”, come cantava qualcuno. L’handicap maggiore, che avrà ancora per molto tempo un pesante riverbero sulla qualità delle prestazioni, è rappresentato dal mancato “affiancamento” delle nuove generazioni agli operatori anziani, a causa del blocco delle assunzioni, operativo per troppo tempo in passato.

MS: Qual è l’importanza di un’ambulanza dotata di strumentazioni nel campo del primo soccorso? 

LML’ambulanza attrezzata e, soprattutto, con il medico a bordo, è garanzia di tempestività e completezza dell’iniziale assistenza. Il tempo d’azione è fondamentale per salvare vite umane e l’immediato e corretto approccio risulta basilare. Alcune regioni su questo assunto hanno creato slogan come “il tempo è miocardio”, sintetizzando così che in caso d’infarto è essenziale intervenire senza indugi e senza triage con codice colorato.


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